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Tradizione del Mobile Saluzzese
i t a l i a n o I e n g l i s h I a r a b i a n

S T O R I A... D E L L ' A R T I G I A N A T O ...S A L U Z Z E S E

L'artigianato del mobile è certamente il più diffuso in provincia di Cuneo. I suoi addetti sono dislocati nelle vallate, nei paesi, nelle grosse città: Mondovì, Alba, Bra, Savigliano, Dronero, Racconigi e Fossano.
Questa diffusione non è casuale. Si lega, infatti, al ricco passato storico della zona, alle profonde radici artigianali, alla preferenza sempre viva per i manufatti prodotti dalle mani dell'uomo.
Ma è a Saluzzo che arte, artigianato, storia e cultura si fondono, approdando ad un fenomeno ormai così diffuso da dare una vera e propria impronta originale a quest'arte.
Saluzzo vanta un passato storico ricco di scambi culturali, che annovera anche stupendi lavori di intaglio del legno. Esecuzioni pregevoli, che possono aver suggestionato gli artigiani del luogo, ispirando, nell'insieme o nei particolari, la loro produzione. Capitale, un tempo, di un celebre marchesato, dissemina la sua storia nei palazzi, nelle chiese, nei vari monumenti.
La tradizione artistica continuò anche quando la città passò a far parte del Ducato dei Savoia. In una posizione felicissima: al confine con la pianura, ma vicinissima alle montagne, ha sempre privilegiato nei suoi scambi la Francia.
Fra le altre cose dà grande importanza a Saluzzo l'artigianato del Mobile. Le ragioni per cui proprio in tale città si sia sviluppata intensamente questa attività sembrano trovarsi nel '700 quando Saluzzo, per la sua felice posizione geografica, diventa meta di soggiorno di nobili e signorotti torinesi, i quali, costruendo ivi le loro ville, richiedono, per logiche difficoltà di trasporto, anche l'arredamento.

Artigianato saluzzese: una tradizione ultracentenaria ma sempre attuale, basata sul binomio artigianato-antiquariato.

All'avvento del XX secolo, a Saluzzo, si verificò una grossa spinta verso l'antiquariato. Il materiale per tale interesse e commercio, era offerto dai mobili (con ottimi esemplari seicenteschi e settecenteschi), di cui erano ben fornite soprattutto le case padronali e le ville della collina di Saluzzo. La già citata posizione geografica faceva, infatti, della città un ricercato luogo di villeggiatura, facilmente raggiungibile sia da Torino, sia dai maggiori centri del Cuneese.
Il commercio dei mobili di antiquariato, in progressivo sviluppo, rese necessaria l'attività di artigiani che dovevano provvedere al restauro dei mobili che gli antiquari avevano trovato sia nella zona sia altrove.
Con il restauro venne poi la richiesta di costruire dei mobili d'epoca, che avevano la funzione di valorizzare il reperto collocandolo nel giusto ambiente, inserendolo nella sua dimensione storica.
Tornava, quindi, utile l'opera dell'artigiano che, basandosi su modelli dell'epoca richiesta, preparava mobili in armonia.
Tali esigenze, partite dai committenti, furono prontamente recepite, con felice intuizione dello sviluppo che ne sarebbe potuto scaturire. L'iniziatore per eccellenza di questa attività fu Amleto Bertoni il quale, verso gli anni '30, creò un'azienda destinata a produrre arredamenti artistici di alto livello.
Tale produzione si articola dunque in due rami: uno che riguarda l'antiquariato, l'altro che investe il restauro del pezzo, la produzione del mobile antico e la produzione del mobile in stile, in particolare del Barocco piemontese . Un altro filone di riproduzione è quello del mobile rustico (Val Varaita), che, per le sue peculiari doti di spontaneità e genuinità e per alcuni caratteri particolari, si differenzia da tutti gli altri tipi di rustici.
Saluzzo ha vissuto la storia del mobile con ritmi suoi particolari, pur subendo naturalmente l'influenza dei gusti dominanti nelle varie fasi. Fu tra i centri più sensibili alla ricezione del gusto rinascimentale, grazie anche alla vivacità culturale della corte marchionale, e poi di quello barocco, in un periodo in cui ormai il saluzzese era sotto il saldo dominio sabaudo. Proprio il barocco e le successive evoluzioni stilistiche influenzarono profondamente la produzione mobiliera saluzzese grazie alla permeabilità che le maestranze locali dimostrarono alle correnti innovative delle migliori scuole succedutesi.
La capacità da parte degli artigiani saluzzesi di apprendere la lezione dei centri di volta in volta più attivi e all'avanguardia ha consentito la formazione di una solida tradizione, che ha caratterizzato il volto produttivo di Saluzzo tanto da farne la città del mobile per eccellenza.
Proprio la loro capacità di imitare e riprodurre stili e tecniche del passato - di epoca rinascimentale, barocca o neoclassica - appare l'elemento che meglio ha caratterizzato, fino a tempi recentissimi, la produzione artigianale locale del mobile.
Quindi il mobile nasce da uno studio rigoroso al fine di ottenere un manufatto che non sia superficiale imitazione dello stile, ma che sia 'rivisitazione' dello stile". Progettazione, disegno, costruzione in tutte le fasi sono opera di un solo artigiano. Il lavoro a catena, il prodotto di serie sono estranei ai mobilieri di Saluzzo. C'è sempre stato infatti, da parte di molti mobilieri, il rifiuto di trasformare la produzione artigiana in produzione industriale di serie.
Il mobile saluzzese, definibile come 'di stile' o 'd'arte', è il frutto di una scelta decisa, di una mentalità che si oppone alle regole consumistiche e della produzione su vasta scala, che si basa quindi sulla qualità e non sulla quantità di ciò che si produce.
Per tratteggiare le caratteristiche del mobile saluzzese ci si può riferire a una "brochure" pubblicata come supplemento alla rivista "Artigianato" nel 1975. In essa Stefania Sandri traccia un efficace profilo dei "maestri mobilieri di Saluzzo" attivi in quegli anni. La Sandri, parlando del Settecento piemontese, sottolinea le caratteristiche particolari che distinguono il mobile saluzzese da quello prodotto contemporaneamente soprattutto a Torino:"alcune differenze che, pur sottili, ne determinano un carattere diverso. Linee meno ridondanti, potremmo dire più rigide, decorazioni, cornici, sagomature, pannelli, meno ricchi, frastagliati, dal disegno più pulito e più unitario, senza troppa indulgenza e compiacimento per curve e controcurve, riccioli e riccioloni caratteristici peraltro dell'epoca barocca. Ed è chiaro appunto in questi termini quale sia stato l'apporto dei moduli rinascimentali, che se non hanno attecchito altrove in Piemonte, qui a Saluzzo hanno lasciato una traccia."
L'artigianato saluzzese ha lasciato un suo segno tangibile nel corso del tempo non solo per quanto riguarda l'artigianato del mobile. Infatti, in occasione della mostra "Capi d'Opera degli Artigiani Saluzzesi" tenutasi dal 18 aprile al 4 maggio del 1997, gli artisti saluzzesi presentarono il prototipo del prestigioso palco del teatro "La Fenice" di Venezia andato distrutto nel tragico incendio del 29 gennaio 1996. Tale prototipo, corrispondente al palco del secondo ordine mediano, è stato realizzato in scala naturale da un'équipe di artigiani che, ispirandosi al progetto originale e alla sua decorazione lignea, lo hanno reinterpretato sulla base di tecniche e metodi appartenenti alla loro tradizione locale.
Comunque, al di là di questa breve anche se prestigiosa, parentesi artistica, la città di Saluzzo si distingue principalmente per l'artigianato del mobile tanto che la si può definire, senza ombra di dubbio, la città del mobile per eccellenza.
Difatti il mobile, che esce dalle botteghe di Saluzzo, è largamente noto, non solo in Italia ma anche all'estero; tale notorietà è dovuta all'elevato livello qualitativo raggiunto da tale artigianato basato sia sull'esperienza, frutto di tradizione passata e di studio, sia sull'abilità individuale.

 

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