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Tradizione del Mobile Saluzzese
i t a l i a n o I e n g l i s h I a r a b i a n

U N ...P A L C O ...P E R ...L A ..." F E N I C E "

Con la realizzazione della Fenice si concretizza un ampio programma di corrente illuminista settecentesca il cui intento era quello di promuovere, attraverso l'architettura e le opere pubbliche, l'idea di riforma. L'inaugurazione del teatro veneziano avvenne il 16 maggio 1792.
La costruzione del prestigioso teatro destinato ad essere cancellato dall'incendio del 13 dicembre 1836, venne affidata a Giannantonio Selva e, dal punto di vista delle funzioni, doveva essere uno spazio per la commedia e per l'opera musicale.
Il fuoco, provocato da una stufa austriaca di recente installazione, durò tre giorni e tre notti, e focolai incandescenti furono scoperti tra le ceneri fino al diciottesimo giorno
Quando nel 1937 si costituì l'Ente Autonomo, si decise un rinnovamento generale dell'edificio che venne ricostruito in tempi brevi risultando "opera sì magnifica, ed elegante, e in ogni sua parte così perfetta". Si ampliò così l'atrio e vennero eliminati gli affreschi di alcune sale superiori arricchite, in compenso, da decorazioni in stile neoclassico e arredate con mobili di stile Impero.
Diversi anni dopo, nel 1854, venne istituito un bando di concorso per il restauro, la nuova decorazione e per un generale ammodernamento dell'edificio necessario, non tanto per riparare i guasti del tempo, quanto per le esigenze del mutato gusto.
A vincerlo furono i fratelli Tommaso e Giambattista Meduna.
Richiamandosi ad un Settecento immaginario, il teatro nuovamente restaurato dai Meduna si riallacciava al mito di un tempo felice ed irrimediabilmente passato, durante il quale Venezia poteva essere annoverata tra le capitali dell'arte e della cultura, con l'illusione di rivivere quel passato glorioso e magnifico lontano dalla profonda crisi e declino che la città invece drammaticamente viveva. In questa nuova ricostruzione, ad ispirare Giambattista Meduna non sono più i disegni degli architetti classici, ma il barocchetto "alla Berain", stile ornamentale che si accosta a quello comunemente definito Rococò ma avente delle caratteristiche appartenenti allo stile rinascimentale con una maggiore attenzione alle decorazioni. Il teatro, che venne riaperto nel dicembre 1854, era praticamente lo stesso andato perduto nel corso dell'ultimo recente incendio avvenuto nel 1996.
Il prototipo di "palchetto", realizzato dagli artigiani saluzzesi e presentato alla mostra veneziana del 1997 intitolata "Capi d'Opera degli Artigiani Saluzzesi", è il frutto di attente analisi e ricerche condotte sulla documentazione storica relativa a questa seconda ricostruzione.
Questo modello, ispirato alla progettualità e alla decorazione lignea di quello originale, altro non è che il risultato di una reinterpretazione operata dagli artisti saluzzesi e si avvale di tecniche e metodologie tipiche della tradizione artigianale saluzzese.
Il "palchetto" è stato realizzato da un'équipe di artigiani in scala naturale e riproduce uno dei palchi dei tre ordini mediani, precisamente il secondo ordine. Presenta una struttura realizzata con tecnica classica in legno di tiglio ed è intagliato, scolpito, dorato a fogli in oro zecchino, laccato a tempera. Il parapetto presenta ornamenti d'intaglio (mazzi di fiori) ed un medaglione centrale raffigurante un "Putto alato" con maschera teatrale; iniziando da destra di chi osserva, l'opera mette in risalto il modo di sgrossare su legno massello (tiglio) l'intaglio decorativo; proseguendo nella zona del medaglione centrale, l'intaglio si presenta in fase finita, con decorazione ricoperta con la doratura nelle sue diverse fasi (gesso di Francia, gesso di Bologna, posa di foglie in oro zecchino, patinatura e brunitura) che fa da cornice al dipinto ad olio.
La lesena a sinistra porta al centro un candeliere a tre braccia in ferro battuto, con coppa porta candele in legno, in fase di doratura a sinistra, lasciato grezzo a destra.
All'interno del compartimento le pareti laterali laccate a tempera colore crema, presentano riquadrature con cornici intagliate a bassofondo con riferimenti decorativi neoclassici.
Il campo centrale di ciascuna parete laterale presenta un cristallo in doppia luce, con borchie e fregi.
Il frontone a cimasa che si trova nella parte alta fra le due lesene è decorato con motivi neoclassici; forme composte ma ancora aggraziate da uno stile di corte, il Luigi XVI, caratterizzato da motivi geometrici e classici. Un tessuto in velluto color porpora forma il cuscinetto posato sul davanzale del palco, davanzale che presenta una bordatura ad intaglio bassofondo su molure con motivi neoclassici di fine settecento e richiami al Barocco piemontese ed allo stile Luigi XV (rocaille o pompadour). Non trascurando le qualità essenziali dell'opera originale, nel modello si è voluto evidenziare le diverse fasi della lavorazione: la costruzione della struttura lignea, l'intaglio, la doratura e la verniciatura.
Questo prototipo è l'ennesima testimonianza dell'indiscussa abilità e della secolare esperienza che da sempre caratterizzano e distinguono l'operare degli artigiani saluzzesi.

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