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Come Lavoriamo
i t a l i a n o I e n g l i s h I a r a b i a n

C O M E ...S I ...L A V O R A ...I L... L E G N O

Lavorare il legno è diventato una tradizione, un'arte da tramandare agli altri, di bottega in bottega. Un'arte che ha origini antiche e che, grazie a una tradizione ricca e prestigiosa, ha saputo distinguersi per gli alti livelli qualitativi raggiunti e per l'indiscussa abilità dei suoi protagonisti
Un'arte antica, dunque, ma che sopravvive nel tempo.
Per praticare la sua attività l'artigiano del mobile ha bisogno di una particolare attrezzatura: in primo luogo un banco di lavoro, che ovviamente varia nelle sue dimensioni a seconda dell'attività del proprietario. Deve essere in legno pesante, ben fissato e ad una giusta altezza, così che chi vi lavora possa effettuare la sua produzione comodamente. Ha bisogno inoltre di coltelli, per eseguire gli intagli, acquistati appositamente oppure ricavati da vecchi rasoi. Si serve poi di sgorbie, di scalpelli, di mazzette, una piccola per i lavori di finitura ed una grande per la sbozzatura.
Quindi seghe, compassi, squadre, morsetti, viti inglesi, pialletti, raspe, etc.
Una volta in possesso della materia prima e degli strumenti di lavoro si passa all'aspetto più importante: il momento dell'esecuzione di ciò che si vuole creare. E prima ancora l'ideazione di ciò che si vuole realizzare. Creatività, fantasia, interpretazione del reale sono le qualità di cui si avvale uno scultore del legno per realizzare le sue opere.
E' interessantissimo assistere alla realizzazione di un mobile; vedere progressivamente prendere forma quanto è stato concepito nella mente dell'artigiano è di estremo fascino.
L'esecuzione vera e propria è preceduta naturalmente dall'ideazione; successivamente, anche se ogni mobiliere procede in modo individuale, in genere viene preparato il disegno, per fissare chiaramente le proporzioni, oppure addirittura un piccolo modello in plastilina. Su questo disegno o su questo modello l'artigiano lavora a lungo, poi quando ha risolto tutto, anche i dettagli, passa alla realizzazione pratica. In genere l'opera non si distacca dal progetto, anche se può succedere che in fase di realizzazione ci si scosti in modo più o meno sostanziale da quanto progettato.
La prima operazione, nel passaggio dal disegno all'esecuzione, è la sbozzatura, che vede l'eliminazione delle parti superflue del legno eseguita, per le piccole sculture, con il segaccio o il voltino e per quelle di più grosse dimensioni, con grandi sgorbie tonde o con l'accetta.
Si passa, poi, alla parte più difficile: eliminare a poco a poco quanto resta di legno che impedisce alla forma di realizzarsi così come nelle intenzioni dell'artigiano.
In ultimo il lavoro di rifinitura, in cui si fa uso di scalpelli e di coltelli: forse la fase che richiede più pazienza per non compromettere, quanto realizzato in precedenza, con colpi troppo bruschi.
Portata a termine l'esecuzione, si tratta di procedere all'eliminazione di eventuali imperfezioni, causate da rotture o strappi di fibre, che si possono eliminare, a seconda del caso, inumidendo queste parti con acqua tiepida che, gonfiando il legno, permetterà una perfetta pulitura.
Per la levigatura del legno si possono usare diversi abrasivi: paglietta del tipo fine e grosso o fogli di carta vetrata.
Nel caso di fessure o buchi, si provvede incollando dei pezzi dello stesso legno, precedentemente tagliato nella forma necessaria, facendo particolare attenzione a mantenere il senso della vena oppure levigandolo con carta smeriglio. Se le imperfezioni sono più piccole, bastano gli stucchi o la cera colorata mentre le eventuali ammaccature vanno riparate con un ferro caldo posato su di un panno bagnato. Il vapore risultante farà espandere e sollevare le fibre legnose, rimuovendo l'ammaccatura.
Infine, per eliminare dai mobili macchie, aloni o colori, occorrono, oltre al raschietto, un pennello per colori ed un pennello con setole grosse, adatto per applicare candeggianti ed altre sostanze acide. I liquidi principali impiegati per la maggior parte dei lavori di stripping sono l'acqua ragia, l'alcool metilico o alcool denaturato, la soda da bucato e l'aceto.
A questo punto l'esecuzione è finita: si possono ancora adottare dei procedimenti per rendere l'aspetto della superficie più luminoso e più pulito. Per ottenere ciò si può passare della cera d'api, diluita in acquaragia o a base di siliconi. Chi invece vuole mettere in risalto le venature del legno usa l'olio di lino cotto, l'olio paglierino oppure l'olio di noce.
I mobilieri più esperti ricorrono anche alla tintura del legno: scuriscono di più alcune parti, ottenendo dal contrasto che ne deriva particolari effetti. Un altro procedimento usato è quello della verniciatura. La vernice, a base di gommalacca e cere, viene usata non solo allo scopo di mettere in risalto le finiture del mobile ma anche per proteggerlo nel tempo. Solitamente si distinguono due tipi di verniciatura: quella tradizionale e quella moderna. Generalmente i lavoratori del legno prediligono la prima in quanto richiede poca attrezzatura permettendo risultati qualitativamente migliori nonché un restauro di più facile realizzazione.
Al tempo stesso, però, la sua esecuzione richiede molta esperienza con tempi lunghi per l'applicazione. Al contrario, nella verniciatura moderna, i tempi di applicazione sono notevolmente ridotti. Tuttavia, il numero degli attrezzi impiegati e le difficoltà riscontrabili nel restauro sono di gran lunga maggiori. Per questa ragione solitamente si preferisce usare il metodo tradizionale non solo per le ragioni qui sopra elencate ma anche perché questo procedimento, benché di più difficile realizzazione, conferisce all'opera un valore artistico e un'importanza maggiori.
L'opera può così uscire dal laboratorio; andrà ad ornare le case, le chiese, i palazzi; gli interni e gli esterni. Tuttavia forse pochi, ammirandola, si renderanno conto, in esatta misura, del tempo e della fatica impiegati nella scelta del materiale, nell'ideazione, nell'esecuzione, nella rifinitura e pulitura. Del tempo; ma, soprattutto, dell'ingegno e della capacità acquisita con anni di esperienza e di studio.


I L
...L E G N O

Le nostre montagne, pianure, colline offrono in abbondanza legname di diverse qualità.
Come non pensare di servirsi di quanto generosamente la natura ha messo a disposizione per scolpire oggetti con cui arredare gli interni o creare gli infissi, quelli decorati, delle case, dei palazzi e delle chiese? Così hanno fatto, sfruttando le loro doti o più semplicemente sopperendo talvolta a delle necessità, gli artigiani cuneesi. Ognuno ha optato per un tipo di legname, motivato nella sua scelta da più fattori: facilità di lavorazione, minor costo, presenza in loco.
C'è chi ha preferito il noce nostrano, fra i più bei legnami d'Europa, pregevole per le sue venature; chi l'acero bianco, quasi latteo; chi il pino cembro, usato soprattutto dai principianti; chi il pero e il melo, più duri e compatti, ma che tinti imitano perfettamente l'ebano. Nella ricca varietà di piante nostrane vanno ancora ricordate: il bosso, il più duro dei nostri legni, di colore giallastro con una granatura molto fine e facile nel taglio. Le sue caratteristiche, soprattutto la compattezza, ne favoriscono l'uso anche per lavorazioni molto piccole e delicate. Particolarmente adatto per lavori di tornitura ed intarsio. Un altro tipo di legno molto usato è il castagno che è forse il legno più diffuso nel territorio saluzzese. La sua duttilità lo rende indicato per molti tipi di lavorazioni (sostegni, infissi, mobili rustici).
Tra i meno usati dagli scultori ci sono l'abete e il larice, per la loro facilità a scagliarsi ed il ciliegio che, nonostante il suo bel colore rosso dorato, è di difficile intaglio.
Al contrario, tra i più usati ci sono la quercia, il rovere, la betulla, adatta per la scultura di oggetti piccoli o medi, l'acacia, per quelle a tutto tondo e per gli oggetti torniti ed infine il tasso, che si lavora particolarmente bene, specie per le piccole sculture, che risultano impreziosite dalle sottili venature naturali della pianta: l'unica difficoltà è che è piuttosto raro.
La ricca varietà dei legnami nostrani non si esaurisce qui, ma le altre piante come il pioppo, il faggio, il frassino etc. sono usate assai raramente dagli scultori mentre l'olmo, un tempo usato per il suo legno resistente e consistente, molto simile a quello del castagno, è ormai completamente scomparso dal territorio saluzzese per colpa di una malattia parassitaria.


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