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L E G N O
Lavorare
il legno è diventato una tradizione, un'arte da tramandare
agli altri, di bottega in bottega. Un'arte che ha origini antiche
e che, grazie a una tradizione ricca e prestigiosa, ha saputo
distinguersi per gli alti livelli qualitativi raggiunti e per
l'indiscussa abilità dei suoi protagonisti
Un'arte antica, dunque, ma che sopravvive nel tempo.
Per praticare la sua attività l'artigiano del mobile
ha bisogno di una particolare attrezzatura: in primo luogo un
banco di lavoro, che ovviamente varia nelle sue dimensioni a
seconda dell'attività del proprietario. Deve essere in
legno pesante, ben fissato e ad una giusta altezza, così
che chi vi lavora possa effettuare la sua produzione comodamente.
Ha bisogno inoltre di coltelli, per eseguire gli intagli, acquistati
appositamente oppure ricavati da vecchi rasoi. Si serve poi
di sgorbie, di scalpelli, di mazzette, una piccola per i lavori
di finitura ed una grande per la sbozzatura.
Quindi seghe, compassi, squadre, morsetti, viti inglesi, pialletti,
raspe, etc.
Una volta in possesso della materia prima e degli strumenti
di lavoro si passa all'aspetto più importante: il momento
dell'esecuzione di ciò che si vuole creare. E prima ancora
l'ideazione di ciò che si vuole realizzare. Creatività,
fantasia, interpretazione del reale sono le qualità di
cui si avvale uno scultore del legno per realizzare le sue opere.
E' interessantissimo assistere alla realizzazione di un mobile;
vedere progressivamente prendere forma quanto è stato
concepito nella mente dell'artigiano è di estremo fascino.
L'esecuzione vera e propria è preceduta naturalmente
dall'ideazione; successivamente, anche se ogni mobiliere procede
in modo individuale, in genere viene preparato il disegno, per
fissare chiaramente le proporzioni, oppure addirittura un piccolo
modello in plastilina. Su questo disegno o su questo modello
l'artigiano lavora a lungo, poi quando ha risolto tutto, anche
i dettagli, passa alla realizzazione pratica. In genere l'opera
non si distacca dal progetto, anche se può succedere
che in fase di realizzazione ci si scosti in modo più
o meno sostanziale da quanto progettato.
La prima operazione, nel passaggio dal disegno all'esecuzione,
è la sbozzatura, che vede l'eliminazione delle parti
superflue del legno eseguita, per le piccole sculture, con il
segaccio o il voltino e per quelle di più grosse dimensioni,
con grandi sgorbie tonde o con l'accetta.
Si passa, poi, alla parte più difficile: eliminare a
poco a poco quanto resta di legno che impedisce alla forma di
realizzarsi così come nelle intenzioni dell'artigiano.
In ultimo il lavoro di rifinitura, in cui si fa uso di scalpelli
e di coltelli: forse la fase che richiede più pazienza
per non compromettere, quanto realizzato in precedenza, con
colpi troppo bruschi.
Portata a termine l'esecuzione, si tratta di procedere all'eliminazione
di eventuali imperfezioni, causate da rotture o strappi di fibre,
che si possono eliminare, a seconda del caso, inumidendo queste
parti con acqua tiepida che, gonfiando il legno, permetterà
una perfetta pulitura.
Per la levigatura del legno si possono usare diversi abrasivi:
paglietta del tipo fine e grosso o fogli di carta vetrata.
Nel caso di fessure o buchi, si provvede incollando dei pezzi
dello stesso legno, precedentemente tagliato nella forma necessaria,
facendo particolare attenzione a mantenere il senso della vena
oppure levigandolo con carta smeriglio. Se le imperfezioni sono
più piccole, bastano gli stucchi o la cera colorata mentre
le eventuali ammaccature vanno riparate con un ferro caldo posato
su di un panno bagnato. Il vapore risultante farà espandere
e sollevare le fibre legnose, rimuovendo l'ammaccatura.
Infine, per eliminare dai mobili macchie, aloni o colori, occorrono,
oltre al raschietto, un pennello per colori ed un pennello con
setole grosse, adatto per applicare candeggianti ed altre sostanze
acide. I liquidi principali impiegati per la maggior parte dei
lavori di stripping sono l'acqua ragia, l'alcool metilico o
alcool denaturato, la soda da bucato e l'aceto.
A questo punto l'esecuzione è finita: si possono ancora
adottare dei procedimenti per rendere l'aspetto della superficie
più luminoso e più pulito. Per ottenere ciò
si può passare della cera d'api, diluita in acquaragia
o a base di siliconi. Chi invece vuole mettere in risalto le
venature del legno usa l'olio di lino cotto, l'olio paglierino
oppure l'olio di noce.
I mobilieri più esperti ricorrono anche alla tintura
del legno: scuriscono di più alcune parti, ottenendo
dal contrasto che ne deriva particolari effetti. Un altro procedimento
usato è quello della verniciatura. La vernice, a base
di gommalacca e cere, viene usata non solo allo scopo di mettere
in risalto le finiture del mobile ma anche per proteggerlo nel
tempo. Solitamente si distinguono due tipi di verniciatura:
quella tradizionale e quella moderna. Generalmente i lavoratori
del legno prediligono la prima in quanto richiede poca attrezzatura
permettendo risultati qualitativamente migliori nonché
un restauro di più facile realizzazione.
Al tempo stesso, però, la sua esecuzione richiede molta
esperienza con tempi lunghi per l'applicazione. Al contrario,
nella verniciatura moderna, i tempi di applicazione sono notevolmente
ridotti. Tuttavia, il numero degli attrezzi impiegati e le difficoltà
riscontrabili nel restauro sono di gran lunga maggiori. Per
questa ragione solitamente si preferisce usare il metodo tradizionale
non solo per le ragioni qui sopra elencate ma anche perché
questo procedimento, benché di più difficile realizzazione,
conferisce all'opera un valore artistico e un'importanza maggiori.
L'opera può così uscire dal laboratorio; andrà
ad ornare le case, le chiese, i palazzi; gli interni e gli esterni.
Tuttavia forse pochi, ammirandola, si renderanno conto, in esatta
misura, del tempo e della fatica impiegati nella scelta del
materiale, nell'ideazione, nell'esecuzione, nella rifinitura
e pulitura. Del tempo; ma, soprattutto, dell'ingegno e della
capacità acquisita con anni di esperienza e di studio.
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E G N O
Le
nostre montagne, pianure, colline offrono in abbondanza legname
di diverse qualità.
Come non pensare di servirsi di quanto generosamente la natura
ha messo a disposizione per scolpire oggetti con cui arredare
gli interni o creare gli infissi, quelli decorati, delle case,
dei palazzi e delle chiese? Così hanno fatto, sfruttando
le loro doti o più semplicemente sopperendo talvolta
a delle necessità, gli artigiani cuneesi. Ognuno ha optato
per un tipo di legname, motivato nella sua scelta da più
fattori: facilità di lavorazione, minor costo, presenza
in loco.
C'è chi ha preferito il noce nostrano, fra i più
bei legnami d'Europa, pregevole per le sue venature; chi l'acero
bianco, quasi latteo; chi il pino cembro, usato soprattutto
dai principianti; chi il pero e il melo, più duri e compatti,
ma che tinti imitano perfettamente l'ebano. Nella ricca varietà
di piante nostrane vanno ancora ricordate: il bosso, il più
duro dei nostri legni, di colore giallastro con una granatura
molto fine e facile nel taglio. Le sue caratteristiche, soprattutto
la compattezza, ne favoriscono l'uso anche per lavorazioni molto
piccole e delicate. Particolarmente adatto per lavori di tornitura
ed intarsio. Un altro tipo di legno molto usato è il
castagno che è forse il legno più diffuso nel
territorio saluzzese. La sua duttilità lo rende indicato
per molti tipi di lavorazioni (sostegni, infissi, mobili rustici).
Tra i meno usati dagli scultori ci sono l'abete e il larice,
per la loro facilità a scagliarsi ed il ciliegio che,
nonostante il suo bel colore rosso dorato, è di difficile
intaglio.
Al contrario, tra i più usati ci sono la quercia, il
rovere, la betulla, adatta per la scultura di oggetti piccoli
o medi, l'acacia, per quelle a tutto tondo e per gli oggetti
torniti ed infine il tasso, che si lavora particolarmente bene,
specie per le piccole sculture, che risultano impreziosite dalle
sottili venature naturali della pianta: l'unica difficoltà
è che è piuttosto raro.
La ricca varietà dei legnami nostrani non si esaurisce
qui, ma le altre piante come il pioppo, il faggio, il frassino
etc. sono usate assai raramente dagli scultori mentre l'olmo,
un tempo usato per il suo legno resistente e consistente, molto
simile a quello del castagno, è ormai completamente scomparso
dal territorio saluzzese per colpa di una malattia parassitaria.